mercoledì 11 marzo 2009

Master Birra Slow Food

Ecco un altro master imperdibile, dato che la Birra "va di moda" più che mai e parteciperemo alla sfilata delle migliori birre europee.

Si parte già Sabato prossimo 14 cm, quindi gli interessati si attivino immediatamente.

A tutta BIRRA! Il Master si occuperà di geografia - stili - produzioni

4 lezioni 14 e 15 + 27 e 28 MARZO ore 20,30

presso Enoteca Segetum, Giffoni Sei Casali

La birra ha una storia millenaria, e probabilmente la prima bevanda alcolica dell'umanità presso i Sumeri tutti i ceti sociali avevano diritto a una certa quantità di birra. Nonostante oggi sia la bevanda più diffusa tra i giovani, non va dunque dimenticato che la sua tradizione è lunghissima ed estremamente variegata.

Il mondo della birra è affascinante e molto più complesso di quanto comunemente si immagini: la sua relativa facilità di produzione ne ha sviluppato la diffusione in moltissimi luoghi diversi per geografia, storia, cultura. Questi quattro incontri presentano una panoramica sintetica ma completa sulle materie prime, sulle principali tipologie, sugli stili, sulle zone di produzione e su come imparare a degustare e a riconoscere la buona birra. Si degusteranno 20 birre europee, artigianali e industriali.

Materiale didattico:Dispensa del corso e Guida alle birre del mondo

Costo ai soci 100 euro


L'iscrizione al Master va effettuata, telefonando o inviando una e-mail a:
Patrizia 339 - 7906222
Irma?340 - 5880966
patriziadm@alice.it

martedì 10 marzo 2009

MASTER OF FOOD- TE'

MASTER OF FOOD- TE'

29 marzo, 4 e 6 aprile 2009
Aula didattica Giardino della Minerva
Via Ferrante Sanseverino 1- Salerno


Riceviamo e pubblichiamo dalla condotta slow-food:


Viaggio attraverso i mille colori e profumi del tè. Un occasione unica per imparare a conoscere i segreti di questa bevanda millenaria e per degustare le varietà di tè più pregiate.

Di numeri uno nel mondo del tè, al di là di quanto dice la pubblicità televisiva, ne esistono molti ed appartengono a tipologie di varia provenienza. In questo corso vengono messi a disposizione gli strumenti per comprendere la produzione, l'origine e le caratteristiche di una bevanda che è parte
fondante del contesto socio-culturale di nazioni, quali Cina, Giappone, India, ecc.

La degustazione del tè è un raffinato esercizio di concentrazione tipica di questi popoli orientali, di elevata capacità sensoriale, di selezione del prodotto ed individuazione degli aromi e dei sapori, ed è perciò perfettamente equiparata alla degustazione di qualsiasi altra produzione alimentare, come per tutti i prodotti profondamente legati al territorio, al lavoro di coltivazione dell’uomo nei millenni, al suo immaginario di produttore in simbiosi con la natura.

La degustazione del tè permette agli assaggiatori (in particolare di vino e di birra) di affinare e arricchire la propria gamma di riferimenti olfattivi, gustativi e culturali in maniera più approfondita con inedite prospettive della propria conoscenza e preparazione.

Scopriremo le tipologie, da preparare e gustare in modi diversi, ognuna con proprie caratteristiche organolettiche, legate alla geografia del tè, alle preparazioni, alla storia e alle leggende, e ovviamente alle degustazioni: la docenza è affidata ad un esperto collaboratore di Slow Food,

Giustino
Catalano.

PROGRAMMA

LEZIONE I

LE ORIGINI DEL TE’
LA DIFFUSIONE IN CINA, GIAPPONE E NEL SUD EST ASIATICO
LA PIANTA
TE’ VERDE – LAVORAZIONE
PREPARARE UN TE’ – LE REGOLE
ANALISI SENSORIALE E DEGUSTAZIONE

NEL CORSO DELLA LEZIONE E’ PREVISTA LA DEGUSTAZIONE DI 5 TE’, OSSIA:

TE’ VERDE IN BUSTINA A CONFRONTO
TE’ VERDE VIETNAMITA O CAMBOGIANO O COREANO
TE’ VERDE INDIANO
TE’ VERDE CINESE
TE’ VERDE GIAPPONESE

LEZIONE II

STORIA DEL TE’ IN INDIA E DIFFUSIONE NEL MONDO
LE VIE TRADIZIONALI DEL TE’ E QUELLE COMMERCIALI
LE GUERRE INTORNO AL TE’
BUONO, PULITO E GIUSTO NEL TE’
LAVORAZIONE DEL TE’ NERO
LA DEGUSTAZIONE PROFESSIONALE E LA TERMINOLOGIA
NEL CORSO DELLA LEZIONE E’ PREVISTA LA DEGUSTAZIONE DI 5 TE’, OSSIA:
TE’ NERO ASSAM
TE’ NERO RUSSO
TE’ NERO AFRICANO
TE’ NERO CINESE
TE’ NERO DARJEELING

LEZIONE III

I RITI DEL TE’ IN BREVE ( CINA, GIAPPONE, INGHILTERRA, RUSSIA MAGREB E
PARTICOLARITA’ DI ALTRI PAESI)
GLI STRUMENTI DEL TE’
I COLORI DEL TE’ –
TE’ BIANCHI, GIALLI E WULOONG (OOLONG)
TE’ AROMATIZZATI O SCENTED
I BLENDED
TE’ PRESSATI, AFFUMICATI E PU-EHR
I WA-CHA
I TE’ VESTITI DI BUONO…….
NEL CORSO DELLA LEZIONE E’ PREVISTA LA DEGUSTAZIONE DI 6 TE’, OSSIA:
TE’ BIANCO O GIALLO
TE’ WULOONG
TE’ TE’ AROMATIZZATO O SCENTED
TE’ WA-CHA
TE’ AFFUMICATO O PU-EHR
TE’ COMMERCIALE…

SEDE
Aula didattica Giardino della Minerva
Via Ferrante Sanseverino 1- Salerno

DURATA
3 incontri

GIORNI
29 Marzo 4-6 Aprile

NUMERO PARTECIPANTI
min 12 max 15 persone

MATERIALE DIDATTICO
- dispensa del corso
- libro

ORARIO
29 Marzo 4 Aprile 16.00-19.00
6 Aprile 18.30-21.30

COSTO
€ 120
€ 90 soci slowfood
info e prenotazioni
Umberto: 089 252423 cell. 320 0616599
e-mail: umberto@nemus.eu

lunedì 9 marzo 2009

Dimmi la verità, un sito e-commerce conviene ?

Leggevo in rete la domanda di un produttore di vino che si chiedeva se un canale di vendita in internet conviene e se si, come bisogna impostare un buon sito e-commerce.

Senza dilungarmi molto di seguito riporto a mio modesto avviso gli errori da non commettere:

- fare la domanda alle persone sbagliate; infatti se lo chiedi a chi dietro quella risposta ha solo interessi commerciali, onesto o meno, ti dirà sempre si. Mi riferisco a consulenti esperti di vendite in rete, concessionari di pubblicità on line, webmaster, siti sponsor, ecc.

- credere che si facciano utili velocemente; insomma se non hai da vivere, prima che internet ti ripaghi dei soldi spesi ce ne vuole di tempo….

- spendere molto. Spendere per l’e-commerce, il giusto, partire magari anche con un software che costa poco, se poi le cose iniziano a girare si può trasferire il tutto su una soluzione più onerosa e anche più performante.

- realizzare un sito che contenga di tutto. Sito semplice e lineare, curare bene l’immagine e soprattutto i dettagli; il popolo della rete, non potendo avere altri riferimenti guarda essi per farsi un idea di chi ha di fronte;

- limitarsi al negozio, ma affiancare al negozio un blog, su cui racconti come faresti in un negozio fisico ai tuoi clienti le tue esperienze.

- sprecare risorse economiche in pubblicità, link a pagamento,consulenze, e altro. Questo non significa non spendere, ma fissarsi un budget di costi e di benefici attesi, seguirlo scrupolosamente e se i risultati vengono, bene, in caso contrario darsi una regolata, altrimenti in poco tempo spenderai i risparmi di un vita dietro “il nulla”.

- fidarsi clienti gentilissimi telefonicamente che ti fanno di ordini importanti. Và tutto bene se pagano, ma se ti chiedono una dilazione, non fidarti dell’impressione che hai avuto dalle conversazioni telefoniche, ma prendi tutte le dovute attenzioni.

- affidarsi al 100% ad un web-master. Impara a far da solo il massimo. Affidati a lui solo quando proprio non riesci.

- copiare o ispirarsi agli altri. Guardare gli altri cosa fanno e come, capire, analizzare, ma poi calarsi nella propria realtà e proporre se stessi, devi vendere te, la tua idea, il tuo prodotto.

- buttarti giù se le cose non vanno come sperato. Insomma anche se tu ci hai messo tutto te stesso, pazienza, in rete e nel commercio tradizione non tutti quelli che ci provano fanno affari, altrimenti sarebbe semplice e lo farebbero tutti.

venerdì 6 marzo 2009

Mangiare bene, spendere poco, aiutare l'ambiente e l'economia locale.



Di seguito pubblichiamo un articolo di Repubblica, che sposa in pieno la nostra filosofia. Lasciando un attimo da parte i cibi di lusso, tipo “ostriche e caviale” possiamo scegliere ogni giorno tra un formaggio del contadino e uno del discount, un salume artigianale e un altro industriale con coloranti e conservanti, una pasta artigianale fatta con grano scelto, magari italiano e una pasta che non sappiamo bene da dove viene. La differenza di prezzo fa anche differenza di qualità, e molto spesso prodotti scadenti ci portano poi a dover spendere altri soldi. Ne avevamo parlato anche in un post precedente ricordate ?. Se poi consumiamo prodotti di qualità tipici del nostro territorio, faremo bene anche all’ambiente (trasporti brevi significano poco inquinamento), e sosterremo lo sviluppo delle piccole imprese agricole e non del nostro territorio. Infine terremo in vita le tradizioni regionali che ci sono state tramandate.

Ecco l’articolo, buona lettura.

“Mangiare bene non costa caro. Se l’unica alternativa in tempi di crisi è andare al fast food o comprare i prodotti di bassissima gamma nei discount, significa che forse abbiamo problemi più gravi e radicati della crisi stessa. Cercare di rimediare alle difficoltà di bilancio mettendo nel proprio piatto - e in quello dei propri familiari - dei cibi non buoni, che alla lunga non fanno bene, e che sono parte integrante di quel sistema consumistico che, a ben vedere, è la causa principale dei nostri mali economici, non è la soluzione.

Anche perché altri modi di comportarsi ci sono, e a scanso di equivoci sgombriamo subito il campo dai prodotti di alta gamma, quelli che effettivamente sono un lusso. Pensiamo invece al cibo quotidiano: a una buona carne, a un buon pesce, a buone verdure. Il cibo di tutti i giorni, e pure il pasto occasionale fuori casa, può essere consumato a prezzi anche molto bassi senza rinunciare alla qualità e facendosi del bene, sia in termini di salute personale sia in termini di salute pubblica. Bisogna però lasciarsi alle spalle il pregiudizio che il cibo buono sia una cosa elitaria e soprattutto cercare di fare due operazioni: ricercare la qualità fuori dal sistema consumistico e riscoprire le buone pratiche domestiche e gastronomiche.

Per come si è strutturato, il sistema industriale alimentare butta via una quantità di cibo paragonabile a quella che produce. è il sistema dello spreco: in tutta la filiera non si fa altro che perdere delle occasioni per risparmiare, e non si creda che chi ci rimette sia poi l’industriale sprecone. Siamo noi ad accollarci tutti i costi: i danni all’ambiente, i costi della sanità e delle medicine per rimediare a diete sballate, a prodotti poco salutari, ricchi di sali, conservanti, aromi di sintesi, grassi “cattivi” che il nostro corpo fa fatica ad assimilare. Ci sono i costi di trasporti dissennati e inquinanti, i costi dei sussidi a un’agricoltura industriale che altrimenti sarebbe al collasso.

Paghiamo il fatto che vengano buttate via 4 mila tonnellate al giorno di cibo commestibile nella sola Italia: perché alimenti di più bassa qualità hanno una durata più breve, perché il sistema di distribuzione da questo punto di vista non è efficiente. Inoltre produciamo tonnellate di rifiuti con gli imballaggi: altri costi per la società, per noi. Mangiando un hamburger di bassa qualità a un euro crediamo di aver risparmiato, ma non è così. Il resto lo paghiamo con le tasse, e se quella dieta ci fa male lo pagheremo anche in medicine: il conto alla fine è salato, molto salato...Uscire dal sistema significa cercare canali di distribuzione alternativi, che non generino tutto questo spreco e questi costi collettivi. è un vantaggio diretto anche sul prezzo: in ogni città ci sono mercati in cui si può comprare direttamente dai contadini a prezzi vantaggiosi, e con una qualità migliore. Sarebbe poi sufficiente rispettare la stagionalità dei prodotti. In stagione frutta e verdura costano meno. Sfido chiunque a dire che, per esempio, i cavoli sono cari. In un mercato della mia città, dove ancora ci sono i contadini, li ho trovati a 0,60 euro al chilo. Magari sono stato fortunato, ma chi cerca trova. Sono freschi, sono nutrienti e soprattutto a saperli cucinare c’è da sbizzarrirsi. Su un mio libro di cucine regionali ci sono trenta ricette con i cavoli, e in molti casi calcolando il prezzo a porzione si arriva a cifre irrisorie.

Per frutta e verdura, poi, si può anche evitare la fatica di andare al mercato: ci sono i Gas, i gruppi di acquisto solidale sempre più diffusi in tutta Italia, e anche cooperative di produttori che consegnano la merce direttamente a casa. Per restare nel mio Piemonte, la cooperativa “Agrifrutta da te” consegna ogni settimana per 10 euro una cassetta tra 6 e 7 kg di frutta e verdura di stagione coltivata localmente secondo i criteri dell’agricoltura integrata. Consegna a domicilio anche a Torino, ed è stato calcolato che la stessa identica spesa acquistata al mercatino rionale costa circa un euro in più, e dal fruttivendolo anche 3 euro in più al chilo.

Ma non si tratta solo di saper fare la spesa: con le buone pratiche domestiche e gastronomiche si potrebbe risparmiare. Ad esempio non c’è educazione sui tagli animali. La perdita di artigianalità nella macellazione, ormai ridotta a una catena di smontaggio in grande scala a colpi di seghe e seghetti, fa sì che una consistente parte della carne consumabile vada perduta. I tagli meno nobili non sono più richiesti perché si è persa la capacità e la voglia di cucinarli: il consumatore è malato di filetto.

La Granda, un’associazione cuneese che opera da anni nell’allevamento sostenibile di bovini di razza piemontese, ha per esempio deciso di vendere tutto, ma proprio tutto, dei loro animali: per far sì che gli allevatori possano guadagnare il massimo, ma tutto ciò si traduce anche in un risparmio per noi. Mi dicono che buttano via soltanto le corna e gli zoccoli degli animali, impiegano anche il quarto anteriore (i muscoli del collo, della pancia, della spalla, dello sterno e il costato) e il cosiddetto “quinto quarto”, ovvero testa, coda, organi interni addominali e toracici, sangue e zampe. Ne sono nati dei prodotti come un hamburger (1,15 euro l’uno), la galantina, un’anti-carne in scatola (fatta con guancia, zampe lingua e coda), delle monoporzioni di brodo, dei ragù e dei paté. Un quinto dei loro prodotti sono piatti pronti, tutti senza conservanti e con una materia prima di qualità eccellente, molto gustosa e, secondo una tesi di laurea in medicina dell’Università di Torino, anche dai valori nutrizionali migliori di una normale carne di bovino.

Se la carne migliore della Granda, un taglio pregiato di bovino femmina, costa effettivamente - e giustamente per com’è allevata - più di 20 euro al chilo, cioè di più della sua analoga prodotta con metodi poco sostenibili, per un taglio di polpa di bovino maschio, comprato direttamente dagli allevatori, macellato in modo che non si sprechi nulla, avendo un prodotto di qualità decisamente superiore e che si conserva più a lungo, si può arrivare intorno ai 10 euro. Sarà sufficiente saperlo cucinare, magari in umido o con una cottura lenta, per ovviare al fatto che la carne del maschio è meno tenera di quella della femmina. Se assumiamo che una porzione normale di carne sia di 80-100 grammi (in Italia si consumano mediamente 5 chili di carne alla settimana), il prezzo di quella porzione andrà dunque da uno a due euro a seconda della qualità che scegliamo. E stiamo parlando di bovini allevati con i guanti.

Lo stesso tipo di mancanza di educazione gastronomica si sente per i pesci: pensiamo a quelle specie che sono pescate e ributtate in mare perché non hanno mercato. Tutti vogliono l’orata e il branzino perché non hanno idea di dove iniziare a cucinare le altre specie, per esempio il pesce azzurro: buono, gustoso, salutare, ma leggermente più difficile da preparare. E il pesce azzurro costa veramente poco.

Un’altra cosa di cui non siamo più capaci è la conservazione dei cibi: ricordo che in estate dalle mie parti, nei cortili, era tutto un ribollire di grandi pentoloni, in cui si preparavano le conserve. I pomodori erano colti in stagione, al meglio della loro maturazione, e i profumi che si sprigionavano, e che venivano chiusi nei barattoli per poi essere consumati d’inverno erano strepitosi. Oggi d’inverno vogliamo i pomodorini che arrivano da chissà dove, sono cari e poveri di gusto. Costerà tanto di più un vasetto di passata fatto in casa?

Tutte queste buone pratiche, queste accortezze e questo bagaglio di creatività popolare, sono state quasi abbandonate, ma si potrebbero tradurre in risparmio, in soldi veri. Se non siamo più disposti a cucinare, a cercare i prodotti buoni e vicini, coltivati appena fuori città e di stagione, che ci possono realmente costare meno, non possiamo poi lamentarci del fatto che il cibo è caro. E se proprio vogliamo concederci un pasto fuori, anche qui la tradizione italiana è molto generosa. Un panino con la milza a Palermo, un panino con il lampredotto a Firenze, un cartoccio di pescetti fritti a Genova si aggirano tutti sui due euro. Per poco di più si può mangiare una buona pizza a Napoli o un buon piatto di pasta nelle tante trattorie low cost che ci sono ancora nelle nostre città e nei nostri paesi.

Non è vero che mangiare bene costa caro: non sappiamo più come si fa. In sprezzo a una tradizione gastronomica, quella regionale italiana, che ha creato dei capolavori di ricette partendo dal poco che si aveva a disposizione in casa, e cioè da un unico grande assunto: la fame.”

Autore: Carlo Petrini

giovedì 5 marzo 2009

Ricetta Soufflè di baccalà su crema di lenticchie




La scorsa settimana sul sito del solito lucianopignataro, ho trovato questa ricetta. Premetto che sono un amante del baccalà. Mi piace in tutti i modi, impazzisco per la versione "impanato e fritto", senza dubbio tra i primi cinque piatti che mi piacciono di più in assoluto, ma lo adoro anche fatto con le patate in umido, bollito e all'insalata con olio extravergine, prezzemolo e limone, ecc.

Questa l'abbiamo provata in casa ieri sera, e merita di essere citata. Nel nostro caso abbiamo utilizzato in abbinamento le Lenticchie Medie di Sarconi. Un piatto delizioso. In abbinamento abbiamo aperto una bottiglia di Biancolella D'Ischia cantina Casa D'Ambra.



L'articolo è di Marina Alaimo

"Mi reco spesso a Cava dei Tirreni ed in altri paesi della Costiera Amalfitana: questo territorio è per me un potente elisir di buon umore con la sua bellezza, i suoi colori e i profumi unici ed indimenticabili. Sabato scorso dopo una piacevole passeggiata nel centro storico di Cava dei Tirreni ho cenato in questo nuovo ristorante, di Mena, Pasquale e Gaetano Ferraioli, il cui chef Vincenzo Citro si avvale del grande vantaggio di approvvigionarsi del pescato dei pescherecci della vicina Cetara, in special modo di alici e tonno, che qui vengono cucinati sia in modo semplice e tradizionale che elaborato ed innovativo. In oltre il +Glam prepara piatti e dolci con i magnifici limoni della Costiera Amalfitana, dalla buccia spessa, dolce e profumatissima. Il menù varia ogni quindici giorni rispettando la stagionalità dei prodotti e dando ampio sfogo alla fantasia dello chef. Ho scelto di scrivere la ricetta del soufflé di baccalà perché è un piatto estremamente delicato e facile da realizzare.

Ingredienti per quattro persone
1 kg. di baccalà già ammollato
250 gr. di lenticchie
una grossa carota
1 cipolla
una costa di sedano
latte q.b.
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Ponete il baccalà in una casseruola e ricopritelo di latte, fate cuocere a fuoco molto lento, fino a che il latte sarà assorbito, mescolando bene con un cucchiaio di legno. A questo punto irroratelo con un filo di olio sempre continuando a mescolare bene, fino ad ottenere un composto cremoso e aggiungendo latte se risultasse troppo denso. Assaggiare prima di aggiungere sale essendo il baccalà già salato di suo. Disporre il composto in stampi monodose spennellati con olio extravergine di oliva. Preparate la crema di lenticchie cuocendole in acqua con cipolla, carota e sedano, a cottura ultimata frullate le lenticchie per ottenere la crema. Infornate gli stampini di baccalà in forno preriscaldato a 180° per venti minuti, versate la crema calda di lenticchie sul fondo del piatto e adagiateci sopra il soufflé, spolverate leggermente con pepe macinato al momento, versate sul tutto un filo di olio a crudo.
Ho abbinato a questo piatto un vino bianco della Costiera Amalfitana, Aliseo 2007 della cantina Reale, prodotto con vitigni autoctoni biancolella 50%, biancazita 40%, pepella 10%.

Ristorante + Glam via Della Repubblica 24, Cava dei Tirreni (Sa)Tel. 089.344571 "

Fonte: www.lucianopignataro.it

giovedì 26 febbraio 2009

Comunicare il territorio, attraverso la qualità delle sue produzioni

Il Centro Interdipartimentale di Ricerca L.U.P.T. dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, organizza il Corso
"COMUNICARE IL TERRITORIO ATTRAVERSO LA QUALITA' DELLE SUE PRODUZIONI"

Il corso ha l'obiettivo di formare figure professionali trasversali, capaci di comunicare in maniera corretta il territorio attraverso i pregi dei prodotti tipici e tradizionali e nel contempo fornire consulenze tecnico-economiche alle istituzioni pubbliche ed alle piccole e medie imprese agroalimentari ed artigianali per un migliore posizionamento sul
mercato.

E' destinato a laureati e laureandi in qualsiasi disciplina, nonché ad insegnanti,
dirigenti e funzionari delle Pubbliche Amministrazioni e delle imprese ed a liberi professionisti.

Ha una durata di 140 ore distribuite in giornate di quattro ore ciascuna dalle 15,00 alle 19,00.

I principali argomenti di studio sono: Elementi di marketing territoriale e strategie di internazionalizzazione; il marketing territoriale ed i prodotti tipici e tradizionali;
Multifunzionalità in agricoltura: Agriturismo e Turismo rurale; Aspetti tecnologici e normativi dei comparti delle filiere agroalimentari; Le tecniche di degustazione e l'analisi sensoriale: la qualità dei prodotti agroalimentari; Le tecniche di degustazione
e l'analisi sensoriale: la qualità dei prodotti agroalimentari; La certificazione di qualità nell'agroalimentare; Tecniche di confezionamento e packaging; Food e Web design; Web marketing.

Durante il corso saranno organizzate delle visite guidate presso Enti ed Aziende che rappresentano dei casi di eccellenza nel settore di riferimento. Agli allievi che avranno frequentato almeno l'80 % del corso verrà rilasciato, dopo lo svolgimento di un test di verifica dell'apprendimento, un attestato valido ai fini del riconoscimento dei crediti formativi.

Il corso si svolgerà nel periodo Aprile - Giugno 2009 nelle giornate del lunedì e venerdì di ogni settimana e si terrà presso la sede del Centro LUPT.

Il costo del corso è di € 800,00 di cui € 200,00, andranno versate al
momento della presentazione della domanda di iscrizione e la restante quota in 2 rate da € 300,00 all'inizio ed a metà del corso.


Il corso sarà presentato il giorno 19 marzo 2009, alle ore 16,00 presso la sede del Centro L.U.P.T. (Aula d'Ambrosio), Via Toledo 402, 80134 Napoli.


La locandina del corso è scaricabile dal sito www.lupt.unina.it
al seguente link:

http://www.lupt.unina.it/news_ed_eventi.html

Per informazioni: Centro LUPT, via Toledo n. 402, 80134 - Napoli - tel. 081-253.88.91 -fax 081-551.34.95 - email : segreteria.ait@unina.it

sabato 7 febbraio 2009

Cedesi avviata attività Commerciale a Polla

A Polla centro si cede avviata attività commerciale. Contatti solo se seriamente interessati al n.339.8243204, ore serali.