venerdì 14 novembre 2008

La soppressata di Gioi



E’ senza dubbio il salame più caratteristico del Parco Nazionale del Cilento e Vallo Di Diano .

Nulla da togliere agli altri salumi (salsiccie, pancette, capicolli, culatelli ), ma la Soppressata di Gioi è un’altra cosa.

La prima cosa che ti colpisce e che ti resterà nella mente per sempre è il profumo di quando l’affetti, (possibilmente a coltello con fette non troppo sottili), poi ti viene la curiosità di capire come si fa ? , come si inserisce quel filetto di lardo al centro della carne magra ? Le domande però lasciano il posto all’acquolina di assaggiarla, e dopo mentre ancora stai gustando quella prima fetta, senza accorgertene sei già lì con la mano pronto a prenderne un’altra.

E’ troppo buona, non trovo altre parole per definirla. Tutte le persone a cui l’abbiamo proposta, ne sono rimasti entusiasti, sempre. Per noi in negozio è un vero e proprio cavallo di battaglia, oggi ancora di più, infatti ci sono nel Cilento due ottimi salumifici che in maniera del tutto artigianale la producono: Salume del Cilento e Piccolo Salumificio di Gioi, entrambi nostri fornitori.



Torniamo alla soppressata, abbiamo fatto delle ricerche in rete, per saperne un po’ di più ed ecco cosa abbiamo trovato.


“ Non so cosa direbbe la Zia Emma, se fosse ancora viva, nel sapere che la soppressata di Gioi (in dialetto sepersata o sopersata) è diventata famosa in tutta Italia e non solo. Contraria com’era ai “modernismi”, forse si arrabbierebbe, ma in cuor suo ne sarebbe molto soddisfatta perché vedrebbe solennemente riconosciuta la prelibatezza di un salume paesano che per tanti anni aveva fatto ad uso familiare con tanta cura, pazienza, impegno e qualche sacrificio.
I riferimenti e le citazioni abbondano; si va dalle riviste di gastronomia ai testi sul turismo, dai protocolli delle diete ai programmi di sagre e manifestazioni paesane, provinciali e regionali, oltre ai numerosi siti INTERNET che, direttamente o indirettamente, la richiamano.
Partendo dagli aspetti storici, dal materiale consultato abbiamo appreso che notizie sul prodotto risalgono all’undicesimo secolo, come riportato nel compendio “Della agricoltura pratica” di P.N. Columella Onorati, edito nel 1835, che, alla pagina 162, riporta testualmente : “….tra le soppressate si lodano molto quelle di Noia, ma eccellenti sono quelle del Cilento e specialmente delli Gioi, nel Principato Citra…” .



L’ elemento comune dei tanti commenti descrittivi è costituito dall’unanime riconoscimento dell’unicità del prodotto per quanto attiene alla tecnica di lavorazione e alla forma. Si ricava soltanto dalle parti pregiate del suino: filetto, coscia, lombo e spalla, accuratamente mondate di tutte le cartilagini e dei nervetti. La carne è sminuzzata finemente a punta di coltello e condita con sale e pepe. L’impasto, amalgamato con cura, deve riposare per qualche ora. Quindi si insacca nel budello naturale, inserendo al centro un filetto di lardo lungo quanto l’intera soppressata e largo circa due centimetri (in dialetto lardiello). Le operazioni di insacco sono inevitabilmente e tradizionalmente manuali.

L’impasto, al momento dell’introduzione nell’involucro, deve essere ben pressato con le mani per eliminare l’aria, anche praticando con un ago piccoli fori nel budello. Alla fine si provvede alla chiusura con lo spago. Inizia poi la fase della stagionatura; le soppressate restano appese a pertiche in legno per almeno quaranta giorni in locali le cui temperature, dato il periodo (novembre-febbraio), permangono piuttosto basse (dai quattro ai dieci gradi).

Al termine della stagionatura, vengono pulite con un panno e sono conservate sott’olio in appositi recipienti. Qualcuno preferisce conservarle avvolte nella crusca. Ne viene consigliato il consumo non prima della Pasqua. La conservazione non dovrebbe superare l’anno.


A differenza degli altri salami, che sono cilindrici, la soppressata di Gioi assume la forma di una pagnottella leggermente schiacciata al centro in senso longitudinale; la lunghezza è di circa tredici centimetri, la larghezza di otto; il peso medio, dopo la stagionatura, è di circa duecentocinquanta grammi.
Va gustata a fettine, non troppo sottili, il cui colore è rosso bruno, reso ancora più intenso dal contrasto col bianco marmoreo del lardiello interno, che va mangiato insieme al magro oppure lasciato da parte. Il profumo è intenso è aromatico. In bocca il gusto è lungo e ricco. E’ ottima come antipasto, ma va molto bene anche per uno spuntino in qualsiasi ora del giorno. Ad essa bisogna accompagnare vino rosso, preferibilmente pastoso.




Il territorio di produzione coincide con quello del Comune di Gioi (caratteristico borgo medievale cilentano posto in collina, a circa settecento metri di altitudine, non distante dalla costa tirrenica) e dei Comuni vicini di Piano Vetrale e di Orria. Anche nel resto del Cilento si produce buona soppressata, ma si tratta di cosa che non può in alcun modo competere con quella di Gioi, la cui tecnica di lavorazione, tramandata di padre in figlio, non è facilmente imitabile.


Lo studio dei prodotti agroalimentari tipici della Campania, pubblicato nel 1995 a cura del Prof. A.Giardiello della facoltà di Agraria dell’Università di Napoli ha dato particolare risalto all’origine delle carni adoperate per la soppressata di Gioi, precisando che, in generale, “si tratta di animali allevati allo stato brado o semi-brado, spesso alimentati con vegetazione spontanea, tipica dei luoghi, tra cui spiccano ghiande, rizomi di felce, oltre agli scarti e agli avanzi della cucina familiare” . Da ciò deriverebbero favorevoli ripercussioni sulla “compattezza e sapidità delle carni” .


La soppressata di Gioi figura nella lista dei migliori prodotti del mondo nella rassegna internazionale “AUX ORIGINES DU GOUT” le cui mostre sono aperte in vari periodi dell’anno nei diversi Stati. La troviamo elencata accanto ai pregiati salumi di LOZER-MAISON FAGES, a quelli CATALANI, dei PYRENEES, di CERDAGNE, al prosciutto di PIETRAROJA, alle FOIE-GRAS-MAISON PARIS.

Per chi volesse acquistare la soppesata di Gioi



on-line sul ns e-commerce clicchi qui.

Vino consigliato in abbinamento:



Naima 2003 IGT Aglianico – Cantina De Concilis.

Potente ed elegante, è l'aglianico nel Cilento; ricco di sentori di frutta, balsamico, espressi al naso e in bocca di piena maturità, caldo come un viaggio nel Cilento. Rosso rubino carico, quasi cupo, profumi di frutti di bosco, timo, more, marasca, cacao, caffè, vaniglia, molto intenso e molto persistente, in bocca sapido, tannico, rotondo.
Affinamento : 12 mesi in botte, 6 mesi acciaio, 6 mesi bottiglia.

E a proposito di Naima De Concilis, ecco cosa scriveva luciano pignataro sul suo blog nel 2003 quando finalmente questo aglianico fù premiato dai tre bicchieri di gambero rosso:

" Bisogna avere il palato in continuo allenamento per stare dietro alle esplorazioni in cantina di Bruno De Conciliis ma ne vale la pena: il suo Naima prende finalmente quei tre bicchieri a lungo rinviati sulla guida Slow Food-Gambero Rosso ed è l'unico guizzo nel Mezzogiorno di una edizione abbastanza conservatrice per non dire scontata. La vite nel Cilento ha almeno 2500 anni, ma il vino appena una quindicina: Bruno ha capito che per parlare di tradizione era necessario innovare completamente tutto senza attardarsi in schemi inesistenti in un territorio che, ha differenza di altri, non aveva vitigni e metodi da ossequiare o rispettare. «Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente» scriveva Mao Zedong: in vigna c'era di tutto, la doc permette tutto e Bruno ha cominciato da Zero, un rosso meridionale potente, stanco e sibarita. Il Naima è invece un aglianico che ha studiato l'inglese, va incontro non al gusto internazionale così come lo si intende ormai in Italia, quella morbidezza assurda che pialla territori, vitigni e persone: resta invece tipico proprio grazie alla sua modernità. Al naso la frutta lascia rapidamente spazio a sentori animali, in bocca c'è struttura, alcol, i tannini sono ben dosati e il legno non è mai invasivo. Dall'aglianico Bruno pretende l'impossibile, lo vuole pronto in poco tempo e così vendemmia dopo vendemmia c'è un corpo a corpo in cantina capace di regalare nel bicchiere emozioni nuove, il Cilento moderno che stacca netto gli altri territori grazie al Parco Naturale contro il quale si opponevano piccoli sindaci di cui non si ricorderà altro se non il loro tentativo di importare il Calabria Style grigio cemento sul mare azzurro di Parmenide. Questo sforzo costa molto al consumatore, troppo a nostro giudizio: siamo sopra i 20 euro. L'unicità del Naima, come quella dello Zero, non concede distrazioni ed è per questo che noi non li amiamo in abbinamento, ma li beviamo e li consigliamo assoluti. Un bicchiere nuovo, spiazzante come nessuno in Campania, finalmente una via di fuga dai noiosi dibattiti tra modernisti e conservatori in cui ci si attarda inutilmente negli ultimi anni."



Foto e info in rete.

PS: Questo è il nostro post numero 100, al 101 ! Siamo orgogliosi.

giovedì 13 novembre 2008

Il Fico Bianco del Cilento DOP





Oggi vogliamo parlarVi di un prodotto particolarissimo e apprezzato molto nei periodi delle feste di Natale.

Si tratta del Fico Bianco del Cilento DOP.


La Denominazione geografica protetta “Fico bianco del Cilento” è riferita al prodotto essiccato della cultivar “Dottato”, pregiata varietà di fico diffusa in tutto il Mezzogiorno. In particolare, il prodotto tutelato è quello derivato da uno specifico ecotipo della cultivar Dottato, che si è andato selezionando e diffondendo nel Cilento nel corso dei secoli: il "Bianco del Cilento".

Prodotto avente caratteristiche uniche e di assoluto pregio, apprezzate anche all'estero, il “Fico bianco del Cilento” DOP deve la sua denominazione al colore giallo chiaro uniforme della buccia dei frutti essiccati, che diventa marroncino per i frutti che abbiano subito un processo di cottura in forno. La polpa è di consistenza tipicamente pastosa, dal gusto molto dolce, di colore giallo ambrato, con acheni prevalentemente vuoti e ricettacolo interno quasi interamente pieno. Tali caratteristiche, considerate di eccellenza per la categoria commerciale dei fichi essiccati, sono appunto i tratti distintivi che qualificano il “Bianco del Cilento” DOP sui mercati.

Confezionati al naturale in diverse forme (cilindriche, a corona, sferiche, a sacchetto) i fichi del Cilento sono commercializzati anche nella maniera antica, posti cioè alla rinfusa in cesti fatti di materiale di origine vegetale che possono arrivare anche a venti chili di peso. Una preparazione tradizionale ancora in uso è quella che vede i fichi “steccati”, infilati cioè in due stecche di legno parallele per formare le “spatole” o “mustaccioli”.

Il “Fico Bianco del Cilento” DOP è posto in commercio anche farcito con mandorle, noci, nocciole, semi di finocchietto, bucce di agrumi (ingredienti provenienti dallo stesso territorio di produzione) o ricoperto di cioccolato, od anche immerso nel rum, con l'obiettivo di ampliare la gamma dell'offerta, soprattutto nel periodo natalizio. Sempre più ricercati sono anche i fichi essiccati e poi dorati al forno, soprattutto quelli farciti. Pregiati, ma sempre più rari per gli alti costi di preparazione, sono i fichi mondi, senza buccia, dal colore chiarissimo tendente al bianco puro e dal sapore prelibato.

Le pregevoli caratteristiche del prodotto così come descritte sono dovute, oltre che alle qualità intrinseche della varietà Dottato, anche all’ambiente di coltivazione e di lavorazione dei frutti. Infatti, l’azione mitigatrice del mare e la barriera posta dalla catena degli Appennini alle fredde correnti invernali provenienti da nord-est, insieme alla buona fertilità del suolo e ad un ottimale regime pluviometrico rappresentano le ideali condizioni pedo-climatiche per la produzione dei fichi del Cilento. Inoltre, va posto giusto rilievo al fatto che, oltre alla coltivazione, anche le fasi di essiccazione e lavorazione del prodotto si svolgono per intero nell’area geografica di produzione, presso strutture agricole ed edifici rurali, in un armonico processo di interazione tra prodotto, uomo ed ambiente.
La semplicità di coltivazione e la resistenza della pianta ad avversità fitopatologiche, poi, hanno permesso alla coltura di guadagnare anche il gradimento del coltivatore cilentano che ha collocato da sempre il fico nella propria azienda, in coltura specializzata o consociata.
Non va dimenticata, inoltre, la funzione svolta da questa coltivazione nel mantenimento del paesaggio e dello spazio rurale, dal quale appare ormai quasi inscindibile.

Cenni storici

L'introduzione nel Cilento del fico sembra essere precedente al VI secolo a. C. Essa è da attribuire ai coloni greci che in quest’area avevano fondato diverse città.

Celebri autori dell'epoca romana hanno decantato le caratteristiche dei prodotti agricoli del Cilento tra i quali i fichi essiccati. In molti documenti, infatti, appare evidente come il fico essiccato sia identificativo dell'area del Cilento. Catone, e poi Varrone, raccontavano che i fichi essiccati erano comunemente utilizzati nel Cilento e nella Lucania come base alimentare della manodopera impiegata nei lavori dei campi. E' facile capire come questa convivenza millenaria abbia condizionato fortemente la cultura locale, cosa che traspare nelle espressioni idiomatiche, nelle storie, nelle fiabe ed in tutto ciò che è espressione dell'immaginario umano.

Ancora, nella metà del 1400 è documentata, nel "Quaterno doganale delle marine del Cilento” (1486), l'esistenza di una fiorente attività di produzione e commercializzazione di fichi secchi, avviati sui principali mercati italiani come alimento di pregio. Il “Fico Bianco del Cilento” DOP si è andato quindi gradualmente evolvendo, da "pane dei poveri", come un tempo veniva definito, ad alimento pregiato da consumare soprattutto nel periodo natalizio.

I fichi, pertanto, sono stati da sempre una notevole fonte di reddito ma anche alimento di base per le popolazioni locali in difficili periodi storici, grazie all'abbondanza degli stessi ed alla possibilità di conservarli per l'intero periodo dell'anno con l'essiccazione. Si deve infatti alla secolare tenacia e alla capacità dei produttori cilentani se oggi disponiamo di un prodotto di assoluta qualità. Le piante di fico da millenni hanno così contribuito a caratterizzare il paesaggio rurale del Cilento diventandone, insieme all’olivo, l’icona della locale civiltà contadina..

Area di produzione

La zona di produzione del “Fico Bianco del Cilento” DOP comprende ben 68 comuni, posti a sud di Salerno, dalle colline litoranee di Agropoli fino al Bussento e in gran parte inclusi nell’area del Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.
Dati economici e produttivi

La fichicoltura nel Cilento rappresenta ancora oggi una risorsa economica ed occupazionale non disprezzabile. Attualmente, con oltre il 25% della produzione nazionale, la Campania è la regione italiana che vanta la maggiore produzione di fichi, con circa 11 mila tonnellate di prodotto fresco annue, provenienti da circa 8.000 ettari.

Il Cilento, da solo, partecipa per circa il 70-75% della produzione totale Campania, in quanto il raccolto medio annuo si aggira sulle 7-8.000 tonnellate di fresco. Di queste, però, solo 1-1.200 tonnellate all’anno sono destinate all’essiccazione (2 mila fino a qualche anno fa). I motivi sono noti e sono da attribuire soprattutto al lievitare eccessivo dei costi di lavorazione non ripagati in giusta misura, anche per l’agguerrita concorrenza della produzione extracomunitaria, soprattutto di origine turca. Il riconoscimento comunitario della DOP potrà favorire un’inversione di tendenza soprattutto se gli operatori dell’intera filiera sapranno ottimizzare questa grande opportunità loro offerta.

Il 70% del prodotto è lavorato in stabilimenti semi-industriali, ed il 30% da imprese artigiane.

Nel 2005 al sistema di controllo e certificazione della DOP hanno aderito n. 30 aziende agricole per una superficie complessiva di circa 62 ettari di ficheti iscritti al registro. Le imprese confezionatrici sono state due che hanno finora immesso al consumo 67 quintali di prodotto DOP.

Registrazione

La Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) “Fico Bianco del Cilento” è stata riconosciuta, ai sensi del Reg. CE n. 2081/92, con Regolamento (CE) n. 417/2006 (pubblicato sulla GUCE n. L72 dell’11 marzo 2006). L’iscrizione al registro nazionale delle denominazioni e delle indicazioni geografiche protette è avvenuta con provvedimento ministeriale del 30.03.06, pubblicato sulla GURI n. 84 del 10.04.04, unitamente al Disciplinare di produzione e alla Scheda riepilogativa (già pubblicata sulla GUCE n. C137 del 4.06.05).

Organismo di controllo

L'organismo di certificazione autorizzato è l'Is.Me.Cert. (Istituto Mediterraneo per la Certificazione dei prodotti e dei processi nel settore agroalimentare), Centro Direzionale Is.G/1 - 80143 Napoli tel 081/7879789 fax 081/6040176 (sito web: www.ismecert.it).

Insomma il Fico insieme alla Mozzarella di Bufala Campana DOP, l'olio Cilento DOP e grandi Aglianico e Fiano rappresenta una delle migliori facce dei sapori e tradizioni del nostro territorio.

Per il Natale 2008, BuoniaTavola ha scelto i fichi del Cilento DOP di Officina del Gusto Santomiele, di Ogliastro Cilento e di Cooperativa Nuovo Cilento di San Mauro Cilento. Chi volesse acquistarli puo' cliccare qui, o contattarci via mail o telefonicamente, non avendo creato sull'e-commerce tutte le referenze disponibili in enoteca.

lunedì 10 novembre 2008

Vincono i vini

Nell’anno in cui la nostra produzione nazionale ha superato quella Francese, permettendo all’Italia di essere il primo produttore mondiale di vino con quasi 50 ml di ettolitri, speriamo essa porti anche ad un incremento sostanziale delle vendite .

Nel nostro piccolo mercato di riferimento in quest’anno abbiamo notato delle differenze.

Ci riferiamo alla crescita del reparto vini rispetto ai prodotti tipici in genere.

Siamo passati infatti da un incidenza del reparto vini dal 65% a 85% .

I vini che vanno di più sono quelli nella fascia tra i 5,00 e i 10,00 Euro. Stabili (piccolissima flessione 4%) le vendite delle bottiglie oltre i 25,00 – 30,00 Euro, in netto calo invece tutte le bottiglie tra i 10,00 e i 25,00 Euro.

In questo caso si puo’ parlare di un vero crollo delle vendite, diminuite mediamente di un 70%.

Per i prodotti tipici

Crescono le vendite di pasta, biscotti, sottolio

calano invece le vendite di formaggi freschi (mozzarella di bufala, e siamo riusciti a recuperare ben poco con l’inserimento del fiordilatte), di formaggi stagionati, di salumi, caffè.

In calo anche gli articoli da regalo, come le ceramiche vietresi.

Benissimo invece le vendite dello sfuso, mediamente si vende 8 volte in più del vino in bottiglia, e fidelizza molto il cliente.

sabato 1 novembre 2008

Cetara e la Colatura di Alici



Domenica scorsa siamo stati a Cetara. Cosa siamo andati a fare ? Vacanza !....di questi tempi? Devo dire che in spiaggia c’erano diverse persone a prendere il sole e qualcuno azzardava anche il bagno.....guarda foto per credere !



Insomma a mezzogiorno c’erano 24 gradi quindi la cosa era più che fattibile.



Bellissima e caratteristica Cetara, più che un paesino, un vero e proprio piccolo borgo di pescatori, le poche case sono tutt’attorno il porticciolo, lì anche la chiesa di San Pietro, il Comune, le Poste, Bar e un paio di ristorantini. A piedi in un paio d’ore te la sei girata tutta. Come si vive a Cetara ? la sensazione a nostro avviso è quella di essere fuori dal mondo.



Ritmi più lenti, come se le onde del mare dessero il tempo. Scene di pescatori a sistemare le reti, qualcuno sulla banchina vendeva direttamente il pescato ai passanti, e poi tanta gente seduta ovunque a a leggere il giornale, prendere il caffè e a godersi uno spendido sole.



Torniamo noi, e a cosa siamo andati a fare a Cetara. Siamo andati a ritirare prodotti per il nostro negozio. Piacciono i prodotti cetaresi, dalla nostra apertura a Polla di Luglio ad oggi, questa è già la seconda volta che riordiniamo.



L’azienda che ci serve si chiama Delfino, lavora seriamente e artigianalmente solo prodotti locali. Abbiamo assistito con i nostri occhi all’arrivo delle cassette di alici fresche dal porto, e visto il personale come le “scapezzava” (toglieva la testa).



Questo quello che abbiamo comprato

Tonno a filetti

Filetti di Tonno in olio extravergine di oliva

• Olive Farcite al Tonno

Alicette gustose con peperoncino e capperi

• Rotolini di Alici

Pesto cetarese

• e la gustosissima Colatura di Alici

E’ di quest’ultima che oggi vogliamo parlarVi.



La colatura di alici di Cetara è il discendente del cosiddetto Garum romano.
Si trattava di una salsa di pesce cremosa ottenuta dalla macerazione di strati alternati di pesci piccoli e interi, probabilmente alici, e grandi pesci tagliati a pezzetti, forse sgombri o tonni, con strati di erbe aromatiche tritate, tutto ricoperto da sale grosso. La colatura è un liquido ambrato ottenuto dal processo di maturazione delle alici sotto sale, seguendo un antico procedimento tramandato di padre in figlio dai pescatori.



Per farla bisogna rispettare regole semplici e tempi precisi. Andiamo alla scoperta dei segreti della colatura.
La materia prima di partenza è costituita dalle alici (o acciughe) pescate nel periodo primaverile, da fine marzo a inizio luglio. A Cetara i pescatori fanno coincidere l'inizio della pesca il 25 Marzo, festa dell'Annunciazione, e la fine il 22 luglio, con la ricorrenza di Santa Maria Maddalena.



Le acciughe, appena pescate, vengono private della testa ed sviscerate (''scapezzate'') a mano, poi si mettono in un contenitore, cosparse (''inzuscate'') di sale marino abbondante e mantenute per 24 ore. Quindi vengono prese e messe in una piccola botte in legno di castagno o di rovere chiamata ''terzigno'' (un terzo di una botte) , sistemate con la classica tecnica ''testa-coda'' a strati alterni di sale. Completato il lavoro, il terzigno viene coperto con un disco in legno, detto compagno, sul quale si collocano dei pesi (le pietre marine).



Per le prime 48 ore si esercita una pressatura maggiore, quindi si passa a livelli di pressione inferiore. Il liquido, per effetto della pressatura e della maturazione del pesce, comincia ad affiorare in superfice. Mentre nel normale processo di conservazione delle alici viene prelevato ed eliminato, esso è la base per la colatura. Raccolto progressivamente man mano che si produce per effetto della pressatura e dell'azione del sale, il liquido viene inserito in boccioni o grandi bottiglie di vetro.



Mentre procede la maturazione lenta in locali freschi ed areati (la temperatura ideale è di 18-20 gradi), viene esposto a fonte di luce diretta del sole per fare evaporare l'acqua e avere più concentrazione.



Al termine della maturazione (circa quattro, cinque mesi), in genere fra la fine del mese di ottobre e gli inizi di novembre, tutto è pronto per l'ultima fase: il liquido raccolto raccolto e conservato viene versato nuovamente nel terzigno ove le alici sono rimaste in maturazione. Così, colando lentamente attraverso i vari strati dei pesci, ne raccoglie il meglio delle caratteristiche organolettiche, fino ad essere recuperato, attraverso un apposito foro praticato nel terzigno con un attrezzo chiamato vriale, e trasferito in un altro recipiente.



Da qui può essere infine filtrato con l'uso di teli di lino, chiamati cappucci. Il risultato finale è un distillato limpido di colore ambrato carico, quasi bruno-mogano, dal sapore deciso e corposo.

Agli inizi di dicembre la colatura è pronta per un rituale antico: ogni famiglia se la procura per condire gli spaghetti o le linguine, immancabili nelle cene della Vigilia. Una tradizione vera, molto sentita, che ogni ricorda ai cetaresi la propria storia di popolo marinaro.



Qui di seguito una ricetta per fare degli ottimi spaghetti o vermicelli (magari di Gragnano).

La ricetta è tratta da sito www.lucianopignataro.it, ne abbiamo riportata una, ma ci sono diverse varianti, se interessati alle altre potete ciccare qui.

Spaghetti con colatura di alici secondo Gennaro
Ingredienti per 4 persone:
400 g di spaghetti
2 cucchiai di colatura di alici
1 spicchio di aglio tritato
olio extravergine di oliva
prezzemolo e peperoncino q.b.
Preparate in una zuppiera da portata tutti gli ingredienti: l'olio di oliva, il prezzemolo e l'aglio tritati, la colatura di alici e il peperoncino a piacere. Fate cuocere gli spaghetti al dente e, una volta scolati, aggiungeteli al sughetto con un cucchiaio dell'acqua di cottura della pasta. Saltateli a crudo e decorate con una spruzzatina di prezzemolo fresco.
Ristorante Acquapazza

Queste le altre foto scattate,












Fonte info colatura alici: rete –
parziali foto: comune di cetara - amicidellealici.org

mercoledì 29 ottobre 2008

Prodotti Tipici & Vini dell'enogastronomia BuoniaTavola


Perché scegliere di fare la spesa da BuoniaTavola ?.

Perché siamo alla ricerca continua dei prodotti migliori del nostro territorio e siamo in grado di offrirli a prezzi competitivi, ritirando direttamente dai produttori;

Perché da noi non esistono conservanti, coloranti, produzioni di fabbrica, tutto è artigianale del suo colore naturale, per fare un esempio su tutti , la nostra mozzarella và mangiata entro 5 giorni e non 30 come quella al supermercato.

Vi basterà venirci a trovare una sola volta per capirlo e poi non ci lascerete più.



In sintesi e disordinatamente ecco cosa troverete :

• Carciofo Bianco di Pertosa, patè e carciofini sott’olio;
• Fagioli IGP di Sarconi;
• Peperone Secco di Senise;
• Pecorino Canestrato di Moliterno;
• Cacioricotta del Cilento Agriturismo Erbanito, Ricotta salata, Pecorino, Caciocavallo Podolico;
• Salsiccia Lucanica dolce e piccante;
• Soppesata di Gioi;



• Aceto Balsamico di Modena Leonardi e Mazzetti;
• Baci di Dama, Amaretti, Panettone Artigianale Pasticceria Rippa.
• Fico Bianco Dottato del Cilento DOP, secchi al forno con mandorle Santomiele, secchi al forno con mandorle e bucce di limoni di Cooperativa Nuovo Cilento;
• Caffè 100% arabica, Passalacqua e Greco;
• Verdure in Olio Extravergine Masseria Maida, broccoletti, peperoncini farciti al tonno, pomodori secchi, zucca, asparagini selevatici, carciofini e asparagini;



• Verdure in Olio Extravergine di Oliva, Masseria Mirogallo, Melanzane a fette, Olive alla Contadini, Funghi Cardoncelli, Peperoncino
• Tartufi Urbani, Patè, Tartufi Estivi interi, Salse Tartufate e olio Tartufato, Cioccolatini al Tartufo, Pasta al Tartufo
• Pasta di Gragnano, Faella e Fabbrica della Pasta di Gragnano
• Olive verdi, nere e lupini;
• Salumi al cinghiale e alla bufala di Paestum;
• Confetture, mirtilli, fichi d’india, arancie, mele e pere, fichi, cipolla e zenzero, pere e noci, ciliegie, albicocche, Crema alla nocciola di per Boschi e Contrade di Sarconi o di Masseria Maida;





• Miele millefiori, acacia, castagno, timo, eucalipto, trifoglino Leonardo di Oliveto Citra
• Colatura di Alici di Cetara, Tonno di cetara, Pesto Cetarese, Filetti di alici al naturale o con Capperi
• Provolone del Monaco;
• Provolone affinato in Fieno, Provolone affinato in bucce di Aglianico;
• Caciocavallo Lucano con Caglio di Capretto e 6/8 mesi di stagionatura;
• Caciocavallo Silano, Caciocavallo dell’Emigrante (con Soppesata Cilentana all’interno);
• Mozzarella di Bufala Campana DOP, Treccia di Fiordilatte, Bocconcini di Fiordilatte, Provola affumicata, Burro e burrini;
• Biscotti artigianali alle noci e cannella, brutti ma buoni, Tarallucci alla ciummusella, freselle, taralli al Naspro di Brienza;
• Liquirizie Amarelli;
• Olio extravergine Cilento DOP Biologico;
• Pastiglie Leone;



• Liquore e babà al rum e limoncello della Costiera DOP Piemme;
• Amaro Penna, Sassano;
• Liquore alle noci, castagne, carrube, finocchietto selvatico, mirto, liquirizia del Cilento;



• Grappe Barricate collezione Berta, Passiti del Cilento De concilis & Maffini, Passiti e Moscati di Pantelleria;
• Panettone, Roccoco’ Mostaccioli, Susanielli, di pasticceria artigianale F.lli Tropiano di Sassano;
• Articoli di artigianato in legno d’ulivo del Cilento (taglieri, vassoi, posate, cesti e spaselle) e piatti e tazzine della migliore Ceramica di Vietri (Falcone, Avallone, Pinto Solimene);
• Oltre 100 etichette di vini lucani e campani, (Campania : Feudi, Mastroberardino, Montevetrano, Villa Matilde, De Concilis, Maffini, Rotolo, Grotta del Sole, Alois, Vigne Irpine, Colli di Lapio, Casa D’ambra, Bios, Crogliano ecc..) (Basilicata: Cantine di venosa, Eubea, Terre dei RE, Cantine del Notaio,Paternoster, Consorzio del vulture, Elena Fucci, Risceglie, D’Angelo) e oltre 150 etichette di vini di tutt’Italia.
• Quattro linee per il vino sfuso;
• Birre Estere, Francia, Belgio, Scozia, Irlanda, Germania….



• Spumanti Berlucchi, Ferrari, Franciacorta, Prosecco, Champagne e moscati del Vulture e Brachetti.

….e poi per confezionare

Portabottiglie in legno, cuoio, bauli in legno, cuoio, cestini in vimini e cartone, casse in legno.

Vi aspettiamo

A Polla in via Lungofiume Tanagro, 45 aperto dal lunedì al sabato dalle 09.00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:00. Giorno di Chiusura Giovedì Pomeriggio. Per tutto dicembre siamo aperti sempre anche la Domenica, oppure on-line a www.buoniatavola.it, consegne in tutt'Italia in 24h a soli Euro 8,90.

BuoniaTavola Enogastronomia

Rosa & Michele

lunedì 27 ottobre 2008

Coniglio ripieno con funghi porcini & spinaci

Questa la ricetta che Vi proponiamo questa settimana.

Dalle nostre parti il coniglio si riesce a prendere di fattoria, nei mercatini. Un piatto gustosissimo che consigliamo di mangiare come piatto unico per gustarlo a pieno.


Ingredienti:

1 coniglio del vallo di diano disossato da 1,5 Kg,
300gr di spinaci,
400gr di funghi,
i fegatitini del coniglio,
l’intero petto di un pollo tagliato a fette,
uno spicchio d’aglio,
7 carote,
2 gambi di sedano,
1 cipolla,
1 rametto di rosmarino,
olio extravergine di oliva,
sale

Preparazione:

Bollite in abbondante acqua salata gli spinaci. Una volta cotti, scolateli bene. A parte, in una padella, cuocete i funghi nell’olio con aglio e un po’ di sale. In un'altra padella fate soffriggere con un po’ d’olio uno spicchio d’aglio, unite gli spinaci, i funghi, i fegatini di coniglio precedentemente tagliuzzati. Fate cuocere per circa 10-15 minuti.

Su un canovaccio stendete il coniglio disossato, salatelo ed aggiungete il soffritto di spinaci, funghi e fegatini. Con le mani unite le due estremità del coniglio, che a causa del ripieno non potranno essere perfettamente giunte. A questo punto inserite le fette di petto di pollo proprio laddove manca la carne di coniglio completando così il rotolo di carne. Legate il tutto con il spago da cucina. In una placca mettete un po’ d’olio, le carote, il sedano, e la cipolla tagliata grossolanamente ed il rametto di rosmarino.

Ponete in coniglio al centro della placca e fatelo cuocere per 1 ora a 180 gradi. Una volta cotto il coniglio, toglietelo dalla placca poiché per servirlo andrà preparato il fondo bruno con il sughetto di cottura della carne. Tolta la placca dal forno, mettetela sul fornello, e portate ad ebollizione il fondo aggiungendo un mestolo d’acqua. A parte preparate un composto d’acqua e farina ben amalgamato, e aggiungetelo nella placca, mescolate il tutto togliere dal fornello e passate gli ingredienti con il passatutto. A questo punto tagliate il coniglio a fette circolari e servite con un mestolo di fondo bruno.

Fonte: Le ricette del Cilento, Luciano Pignataro

giovedì 23 ottobre 2008

Natale 2008 - Vendita di Cestini Natalizi BuoniaTavola

Vi proponiamo anche quest'anno i nostri Cesti di Prodotti Tipici del Cilento & Vallo Di Diano.

I nomi sono rimasti gli stessi, abbiamo inserito alcune prelibatezze nuove come:

Il Panettone della Pasticceria Tropiano di Sassano;
I Torroni irpini di Torronificio del Casale;
I sottolio in extravergine di Masseria Mirogallo;
Il liquore al Mirto di Casalvelino nel Cilento;
Le confetture per Boschi e Contrade di Sarconi.

Insostituibili invece il Caciocavallo Lucano, Soppersate e Salsicce, i Vini della nostra Cantina, ....e tanto altro ancora. Insomma un Natale 2008 ancora più gustoso.






I cesti sono:

Cesto Natale Pennino

Cesto Natale Masticella

Cesto Natale Cervati

Cesto Natale Alburni

Come sempre siamo disponibili a spedizioni personalizzate con i Vostri auguri e/o altro materiale che vorrete inviarci.

Per le Aziende che desiderano fare dei nostri cesti i regali aziendali inviatiamo a contatti telefonici preventivi al numero 0975.399463 per la definizione di quantitativi, consegne e condizioni commerciali.

Consegne: NB: I nostri vettori estressi di hanno comunicato e quindi garantiamo le consegne entro 48h per ordini ricevuti entro il 08 Dicembre 2008. Per ordini ricevuti fino al 18 Dicembre siamo in grado digarantire la consegna entro Natale.
Per consegne nel Vallo di Diano e nella provincia di Salerno, concordare telefonicamente al 0975.399463, in orari apertura enogastronomia.